Caos su Di Bello dopo Lazio-Milan, la moglie rompe il silenzio: lo sfogo non passa inosservato. Il fischietto di Brindisi è sotto accusa
Ha scatenato un vero e proprio putiferio l’arbitraggio di Marco Di Bello che nella sfida dell’Olimpico tra Lazio e Milan ha espulso ben tre giocatori biancocelesti. Il quarantaduenne direttore di gara in questo fine settimana è stato letteralmente bersagliato da insulti di ogni tipo e critiche molto pesanti. Ha iniziato il presidente Claudio Lotito che pur senza fare riferimenti personali in una vera e propria requisitoria ai microfoni della Rai ha attaccato duramente l’arbitraggio del fischietto di Brindisi che nel corso della gara ha fatto infuriare giocatori, staff tecnico e dirigenza laziale.
Nelle ore successive alla sfida contro il Milan, vinta peraltro dai rossoneri grazie al gol di Okafor a una manciata di minuti dalla fine della gara, su Di Bello si è abbattuta la rabbia incontrollata dei tifosi biancocelesti che tra tweet e messaggi hanno inondato di insulti i profili dell’arbitro brindisino.
Un clima molto pesante che ha coinvolto il fischietto pugliese, il quale non dirigerà una partita di Serie A per almeno un mese abbondante. In queste ultime ore, nel tentativo di spezzare il clima diventato quasi insostenibile, è intervenuta a piedi uniti la compagna di Di Bello.
Nel merito trattasi della moglie, la signora Carla Faggiano, che ha scritto e pubblicato una lunga e accorata lettera postata sui suoi profili social e condivisa dallo stesso direttore di gara. Un messaggio quasi disperato e al tempo stesso un appello ai tifosi, o presunti tali, a smettere di inviare insulti e minacce rivolte al marito.
Questi i passaggi più significativi dell’accorato messaggio pubblicato dalla moglie del fischietto brindisino: “Non posso però parlare di sport perché sport non è più: nello sport non c’è spazio per odio e violenza. Invece sono due giorni, e chissà quanti altri ne seguiranno, che su un UOMO si stanno riversando le più indicibili cattiverie e ostilità. È un accanimento mediatico e sociale senza precedenti“.
E poi ancora: “Non sono qui per difendere Marco, è capace di farlo da sé. Sono qui per ricordare che dietro una divisa, fuori dal campo, lontano dalle telecamere, c’è un uomo. Ci sono sacrifici, impegno, dedizione, rinunce, sogni, successi e sconfitte. C’è Marco Di Bello, ci sono la sua forza, la sua dignità e tanto altro ancora che niente e nessuno riuscirà mai a cancellare“.
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