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Napoli, addio Antonio Juliano: portò Maradona in azzurro

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Niccolò Matteucci

Risveglio amaro per i tifosi del Napoli. Antonio Juliano, storica bandiera prima e poi dirigente fondamentale, si è spento all’età di 80 anni.

Nonostante la vittoria di ieri sera contro il Braga, con cui il Napoli ha chiuso la fase a gironi della Champions League, per i tifosi partenopei quello di stamattina non è stato un bel risveglio. L’ex capitano e dirigente Antonio Juliano è venuto a mancare dopo una lunga malattia all’età di 80 anni.

Dopo un passato glorioso e il suo nome scritto negli annali del calcio napoletano e non solo, da ormai parecchio tempo era alle prese con una malattia che lo ha costretto in questi ultimi anni nella sua casa, sulla collina di Posillipo, ma il suo ricordo resterà sicuramente vivo per sempre nel cuore dei tifosi.

La carriera di Antonio Juliano, una vita dedicata al Napoli

L’ex centrocampista, nato e cresciuto nel capoluogo campano, si è legato alla squadra della sua città fin dalle giovanili e vi ha giocato per praticamente tutta la carriera, per 17 stagioni di cui 12 da capitano dal 1961 al 1978, fatta eccezione per l’ultima prima del ritiro nel 1979, con la maglia del Bologna. Con il Napoli ha alzato due Coppe Italia, una Coppa delle Alpi (1966) e una Coppa di Lega Italo-Inglese, mentre con la maglia azzurra della Nazionale si è laureato campione d’Europa nel 1968 e vicecampione del mondo nel 1970.

Antonio Juliano insieme ai compagni di Nazionale protagonisti di Italia-Germania 4:3. (ansa-tvplay)

Con la maglia del Napoli non riuscì mai nell’impresa di vincere lo Scudetto, andandoci però molto vicino in più di un’occasione. Tra la fine degli anni ’60 e metà anni ’70 i partenopei collezionano infatti due secondi posti e tre terzi posti. Nel suo ultimo anno da calciatore però riesce a lasciare un segno anche al Bologna, contribuendo con un gol alla salvezza dei rossoblù nel match decisivo contro il Torino.

Tuttavi è dopo aver appeso gli scarpini al chiodo che ha compiuto il suo capolavoro per la città e la squadra che ha sempre amato. Rientrato nel Napoli in veste di direttore sportivo infatti fu lui che nel 1984 ingaggio Diego Armando Maradona dal Barcellona, avendo dunque contribuito con un ruolo di primissimo piano a scrivere le pagine più indelebili della storia calcistica della sua città e del suo club del cuore.

Niccolò Matteucci

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