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Serie A come la Ligue 1: perché l’esodo dei campioni può diventare un’opportunità

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Marco Di Nardo

Serie A come il campionato francese: i giocatori crescono per poi approdare in campionati più ricchi come la Premier League.

Non essere più in possesso di grandi risorse economiche come negli anni ’90 e nei primi anni 2000, ha fatto sì che il calcio italiano perdesse la propria supremazia in favore del calcio inglese e di quello spagnolo. Un potere che è difficile recuperare, anche se ogni tanto si riesce ad ottenere qualche risultato discreto in Europa. Il potere economico, che piaccia o no, ha il suo fascino ma soprattutto riesce a comandare su tutto.

Tonali vicino alla Premier League (Ansa, TVPlay)

Senza la forza economica, non si ha quella capacità di poter competere con le grandi di Europa. Certo, si può ridurre il gap ma per fare ciò servono progetti, tanto lavoro e idee da portare avanti con sacrificio, pazienza e impegno. Serve investire su dei giovani sconosciuti, nella speranza che possano diventare dei campioni, anche se c’è l’alto rischio che tali non diventino. Ci ha provato il Milan con Maldini e ci sta provando il Napoli di De Laurentiis da anni ma da sole, non basta per competere con le potenze straniere.

Serie A come la Ligue 1

Difatti, con il passar degli anni, la Serie A si è trasformata nella Ligue 1 degli anni ’90 e dei primi anni 2000 dove si pescavano i migliori giovani per rinforzare le rispettive squadre. Il caso di Tonali, così come le possibili cessioni di Maignan o di Theo Hernandez del Milan o di Osimehn del Napoli, ne sono un chiaro esempio. Club inglesi, francesi e inglesi, forti delle loro possibilità economiche, vengono in Italia e acquistano i migliori calciatori presenti nel panorama nostrano.

Theo Hernandez vicino all’addio col Milan (La Presse, TVPlay)

Una sensazione terrificante, perché rende così il calcio italiano incapace di poter competere con gli altri, fino a renderlo completamente inferiore. Dietro però tutto questa situazione negativa, si potrebbe tirare fuori un qualcosa di buono. La mancanza di grandi fondi, potrebbe spingere finalmente i club di Serie A a puntare con coraggio, programmazione e serietà sui vivai, creando delle basi solide sul proprio futuro.

Un discorso non da escludere a priori perché, proprio dai vivai potrebbero emergere quei gioiellini che potrebbero rendere competitive le squadre italiane senza grandi esborsi economici. Dunque, non tutto il male viene per nuocere e forse, con la giusta programmazione, si potrebbero ottenere lo stesso dei grandi risultati nel lungo periodo.

Marco Di Nardo

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