A poche ore dalla finale di Champions League, il conduttore di nota fede nerazzurra fa una ‘promessa’ da mantenere in caso di vittoria
Chi a casa da solo, chi in compagnia, chi a San Siro e chi direttamente all’Atatürk Olympic Stadium di Istanbul: stasera tutti gli interisti saranno incollati alla tv per assistere alla finale di Champions League contro il Manchester City di Pep Guardiola. E tra i sostenitori nerazzurri ce n’è sicuramente uno speciale, Amadeus, che a La Gazzetta dello Sport ha parlato della stagione dell’Inter e di come vivrà la sfida.
“Per un tifoso la finale di Champions è come una finale mondiale, esserci è già una soddisfazione pazzesca – esordisce il conduttore Rai -. Sarei voluto andare a Istanbul ma non riesco, lavoro fino a tardi e il giorno dopo dovrò alzarmi presto. La guarderò in famiglia con Giovanna e José. Non mi piacciono tanto i gruppi, se poi si aggrega qualcuno che non tifa Inter?”.
Amadeus non nasconde l’agitazione per l’importante gara e racconta che serata sarà: “Come sempre seguirò la partita in piedi, teso, gesticolando: l’ansia è totale, mi sento in campo anch’io, il vero tifoso segue le partite soffrendo. José indosserà una maglia, di Lukaku o di Lautaro. Di certo il televisore sarà a tutto volume, come quando ascolto le canzoni”.
Facendo un passo indietro il conduttore commenta il cammino europeo dei nerazzurri: “Ci davano tutti per spacciati, ma io sono rimasto tranquillo perché non avevamo niente da perdere. Il City è favorito, ma noi abbiamo tanti nazionali abituati a queste partite, siamo sfavoriti, quindi avvantaggiati”.
“Inzaghi è stato in bilico? È il destino di ogni allenatore essere amato e contestato ed il primo indiziato nelle sconfitte – spiega Amadeus -. Certo, il rammarico per l’anno scorso rimane, lo scudetto l’abbiamo perso noi, ma tra le coppe, l’accesso alla Champions e questa finale il suo lavoro è stato ottimo. È bravissimo nelle partite secche, ha inventato Darmian terzino, ha messo in luce Acerbi, ha creduto in Mkhitaryan, ha tante qualità, giusto confermarlo”.
Poi spazio alla simpatia del presentatore: “Un secondo figlio di nome Simone? (Il primo si chiama José per Mourinho (n.d.r.). Penso che mi fermerò a due figli. Certo, Simone è un bel nome…”. Infine Amadeus fa una sorta di promessa: “Se in caso di vittoria, dopo Cristiano Ronaldo e Ibra, porterei un giocatore nerazzurro a Sanremo? Ah, se succede li porterei tutti! Però il Festival è troppo lontano – scherza – lo farei anticipare a settembre!”.
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