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Serie A, capitolo stadi: il triste dato sul calcio italiano

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Tommaso Ferrarello

La situazione stadi in Serie A peggiora di anno in anno. A rappresentare il dramma dei nostri impianti è un dato in particolare: ecco quale.

E’ ormai da decenni, se non di più, uno dei problemi principali del nostro calcio, rimasto tremendamente indietro rispetto agli altri principali paesi europei. Parliamo degli stadi, mediamente vecchi, con un basso livello di manutenzione e una qualità visiva pessima.

Stadio San Siro, esempio di impianto storico ma anche obsoleto – TvPlay.it

Una situazione completamente lontana dagli impianti che di solito si vedono nel resto d’Europa. Un gap che diventa accentuato anche e soprattutto a livello economico visto che gli stadi di proprietà in Italia sono la minoranza.

Il rilancio del calcio italiano parte anche da questi aspetti. Un rinnovo totale degli stadi e il passaggio gestionale interamente nelle mani del club, per permettere di differenziare e aumentare gli introiti, la cui maggior parte deriva attualmente solo dalle televisioni.

Serie A, la situazione stadi che preoccupa

Un dato importante che fa riflettere sulla situazione stadi nel nostro paese è che l’età media degli stessi è di 68 anni. In Germania, invece, è di 38 anni, mentre in Inghilterra di 35. Più di 30 anni di differenza, insomma. Dimostrazione di come i nostri impianti siano obsoleti e sempre più arretrati.

Stadio Diego Armando Maradona – Tvplay.it

Un altro dato notevole da sottolineare è che in Italia gli stadi di proprietà dei club (o con una lunga concessione d’uso) sono solo il 24%, considerando le squadre di Serie A e di Serie B. In Germania e Inghilterra si raggiunge oltre l’80%. Qual è la conseguenza di tutto ciò? La partecipazione del pubblico: in Italia si attesta intorno al 50% della capienza, in Germania arriva al 70%, in Inghilterra al 90%.

Ma non solo. Molti stadi in Italia hanno ancora la pista di atletica leggera intorno al campo di calcio. Questo fa sì che i tifosi, soprattutto nelle curve, siano molto lontani dalle azioni di gioco. La distanza fra il pallone e il tifoso può arrivare fino a 180 metri e questo condiziona in maniera grave e inevitabile la qualità dello spettacolo visivo. Un altro aspetto da tenere in considerazione è che negli stadi la manutenzione viene effettuata in maniera troppo discontinua.

Per finire, la maggioranza delle squadre italiane, ad eccezione delle 7 impegnate in Europa, utilizza i propri impianti soltanto per 20 giorni l’anno, ma essi dovrebbero invece essere luoghi da vivere 365 giorni all’anno. Lo stadio del futuro rappresenta quindi una grande opportunità per riqualificare il nostro calcio e le nostre città.

 

Tommaso Ferrarello

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