Altra tegola per la Juventus. La Procura della FIGC potrebbe chiedere di revocare la sentenza sulle plusvalenze. Ecco cosa rischia il club bianconero
âLe disgrazie non vengono mai da soleâ, recita un popolare proverbio. Una massima che si attaglia alla perfezione a quello che sta vivendo in queste ore tutto il mondo juventino. Da ieri sera Andrea Agnelli, che è stato sulla tolda di comando del club bianconero negli ultimi 12 anni, non è piĂš il Presidente della Juventus dopo le sue dimissioni e quelle in blocco del Consiglio dâAmministrazione bianconero.
Una mossa, tra lâaltro, secondo indiscrezioni, anticipata domenica scorsa alla FIGC e alla Lega, per prendere in contropiede la Procura della Repubblica di Torino. Infatti, come spiega lâedizione odierna de âLa Gazzetta dello Sportâ, le dimissioni del CdA sono motivate dalla volontĂ di evitare responsabilitĂ penali a carico del club, e il conseguente rischio di unâinibizione operativa, nellâambito dellâinchiesta âPrismaâ della Procura torinese che dovrebbe notificare i rinvii a giudizio prima di Natale mentre il relativo processo dovrebbe iniziare in primavera.
Ebbene, come detto, piove sul bagnato in casa Juventus. Come riferisce sempre la âroseaâ, la Procura della FIGC ha chiesto gli atti che sono stati da poco trasmessi dalla Procura torinese in quanto il Procuratore della FIGC deve decidere sulla richiesta della revoca della sentenza sportiva sulle plusvalenze (Juve assolta anche in appello) e sullâapertura di un nuovo fascicolo sulle scritture private.
Ma cosa rischia la Juventus in caso di revoca della sentenza sulle plusvalenze? âUna delle questioni sul tavolo è quella degli stipendi. Anche questi comportamenti, ipotizzati dalla Procura della Repubblica di Torino, potrebbero avere poi rilevanza in ambito sportivo qualora la Covisoc, organo della FIGC preposto al monitoraggio della situazione economico-finanziaria delle societĂ calcistiche, abbia avuto informazioni non corrette. Devono essere veritiere, se risultasse il contrario dallâindagine della Procura della Repubblica, potrebbe avere rilevanza e su questo non câè mai stato alcun procedimentoâ, il parere di Pierfilippo Capello, figlio di âDon Fabioâ nonchĂŠ uno dei massimi esperti a livello mondiale di diritto sportivo, rilasciato ai microfoni di calciomercato.it.
âCâè un principio di diritto, ne bis in idem (non due volte per la stessa cosa), che spiega come non si possa essere processati due volte sullo stesso fatto â ha precisato il figlio dellâex allenatore, tra le altre, del Milan â Quindi, non sarĂ facile per il Procuratore federale provare a riprocessare la Juve, intesa come societĂ , per la stessa questione. Ă un grosso ostacolo per il Procuratore. Per me, sarĂ difficile vedere nuovamente la Juve a processo per la questione plusvalenze. Diversa, invece, è la posizione dei singoli tesserati. Essi hanno lâobbligo di dire la veritĂ , non nascondere niente e rispondere ai principi di lealtĂ e buona fede. Se emergessero cose diverse rispetto al primo processo, la loro posizione diventerebbe discutibile.Â
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