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Javadi a TVPLAY: “In tanti contro i giocatori dell’Iran, ma bisognerebbe ricordarsi che sono innocenti”

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Davide Marchiol

Il blogger iraniano Saman Javadi è intervenuto ai microfoni di calciomercato.it in onda su Twitch TvPlay. 

Durante la diretta Twitch di Calciomercato.it su TvPlay, il proprietario del Blog Calcio Iraniano Saman Javadi ha parlato del caso Iran e dei problemi del suo Paese. Queste le sue parole.

Saman Javadi a TvPlay

L’INNO NON CANTATO DALL’IRAN – “Penso che il più grande successo ieri sia che loro siano scesi in campo, considerando tutto quello che sta passando l’Iran e tutto quello che stanno passando loro, che sono atleti disarmati che stanno ricevendo insulti pesanti e minacce di morte. C’è stata una campagna forte per non portare l’Iran ai Mondiali e più di qualche giocatore, ma lo sapremo con certezza solo post Mondiale, probabilmente non voleva giocare. Ci sono state tante accuse di mancanza di sensibilità e solidarietà. Non cantare l’inno è stato a detta di alcuni il minimo che potevano fare. Tanti dissidenti iraniani, che stanno lottando nel Paese per ottenere certi diritti, hanno chiesto di chiarire da che parte stanno. Non è facile una scelta come questa di non cantare l’inno, noi siamo in Italia e perché non dovremmo cantare l’inno nazionale? Soprattutto quando nasci e cresci  in un paese che ti educa e ti insegna che importanza ha l’inno. Qualche segnale c’era già stato nell’amichevole con il Nicaragua, dove solo due giocatori hanno cantato l’inno, gli altri erano a testa bassa. Sono arrivate tante critiche per i due giocatori che hanno cantato l’inno, su Twitter ci sono tante foto degli allenamenti dell’Iran con delle X sui due giocatori che hanno cantato l’inno. Qua parliamo di atleti che rischiano la vita. Però bisognerebbe ricordarsi che sono innocenti, non sono il solo a pensarlo fortunatamente, ma non sono loro a manganellare le donne mentre proteste o che sparano sulla gente. Spesso però quando vuoi parlare con degli iraniani, che siano in patria, che siano della diaspora quindi in giro per il mondo, si arriva a un punto che è o con noi o contro di noi”.

I PROBLEMI IN IRAN E LA REAZIONE DI IERI – “Si possono recuperare facilmente i video sui social, il fact checking però in questo momento è complicato perché tanti reporter sono stati arrestati e sui social foto e video sono facilmente manipolabili. Ieri tanti non erano iraniani dall’Iran, ma venivano dall’estero e spesso fanno parte di gruppi di dissidenti. Spesso sono anche generazioni nate già fuori dall’Iran con un training contro la Repubblica islamica che può avere un suo fondamento, ma non deve scadere nell’odio verso i giocatori. Gli urlavano in persiano spesso la parola disonorevole. Sapere che ci sono iraniani che hanno esultato per ogni gol inglese e sventolavano le bandiere con i tre leoni è un messaggio molto forte per chi gioca. Ieri era un tritacarne, annunciato perché anche le domande nella conferenza stampa prepartita sono state eloquenti. A Queiroz prima del Mondiale hanno chiesto se si sentisse tranquillo a rappresentare l’Iran. Il ct ha chiesto quanto fosse disposto a pagare il giornalista di Sky Sport per una risposta del genere e che poi in caso avrebbe parlato solo a fine Mondiale. In questo momento Queiroz sta facendo anche da psicologo, motivatore, chioccia, diplomatico, sta adottando una strategia alla Mourinho, sta addossando le attenzioni su di lui. Quello che ha fatto in merito alla domanda sul rappresentare l’Iran è stato sbagliato, infatti ora c’è un addetto stampa affianco che filtra le domande, poi chiaro che Queiroz ha l’autorità per decidere a quali domande rispondere”.

Davide Marchiol

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